Lettura a puntate del romanzo di Fëdor Dostoevskij

In occasione dello spettacolo Delitto e Castigo, che debutterà il prossimo maggio, Emilia Romagna Teatro propone a Modena e a Bologna una lettura a puntate del romanzo di Fëdor Dostoevskij.
Dieci appuntamenti per leggere in versione integrale il capolavoro della letteratura russa.

A dar voce al romanzo saranno gli attori che lo porteranno in scena diretti da Konstantin Bogolomov, regista tra i più popolari della scena moscovita. Lo spettacolo debutterà il 18 maggio al teatro Storchi di Modena, per poi approdare all’Arena del Sole di Bologna dal 24.

L’ingresso alle letture è libero e gratuito.

Informazioni e calendario completo degli incontri a Modena

Informazioni e calendario completo degli incontri a Bologna*

*Variazione del luogo degli incontri a Bologna

Progetto di Emilia Romagna Teatro e Biblioteca Delfini, con la collaborazione degli Amici dei Teatri.

Fëdor Dostoevskij
Nato a Mosca nel 1821, sin da ragazzo dimostra una passione per la letteratura, nutrita dalla lettura dei grandi russi e della Bibbia, ma viene avviato a studi ingegneristici. Entrato a far parte del Genio militare alla morte del padre, uomo dispotico e alcolizzato ucciso dai suoi stessi contadini, dopo appena due anni abbandona la carriera di ufficiale per dedicarsi completamente alla scrittura. Il suo primo libro, Povera gente (1846), conosce un buon successo di critica, e apre la strada a romanzi come Il sosia (1846) e Le notti bianche (1848). Nel 1849 l’evento spartiacque della sua vita: arrestato con l’accusa di associazione a scopi sovversivi, viene prima condannato a morte, poi graziato in extremis e deportato in Siberia, dove conosce realtà drammatiche che ispireranno la sua opera successiva. Dopo quattro anni di reclusione viene liberato per buona condotta e si arruola come soldato semplice in un battaglione di provincia, dove finisce di scontare la sua pena. Nel 1859 rientra finalmente a San Pietroburgo e si dedica con foga alla scrittura, partorendo in breve tempo Memorie della casa dei morti (1861), ispirato agli anni siberiani, e Umiliati e offesi (1861). Il 1864 vede la pubblicazione di Memorie dal sottosuolo e quasi in contemporanea la morte della prima moglie e dell’amato fratello, che gli lascia parecchi debiti. Per ripianarli si dà al gioco d’azzardo, con il solo risultato di aggravare la sua situazione. Da questa circostanza nasce Il giocatore (1866), scritto in contemporanea alla pubblicazione a puntate di Delitto e castigo. Seguono L’idiota (1868), in cui affronta il dolore per la morte della figlioletta di tre mesi, I demoni (1870), il suo romanzo più politico, e L’adolescente (1875), che coincide con la nascita del figlio Aleksej, destinato a morire di epilessia nel 1878. Ormai ha raggiunto la fama internazionale e le sue condizioni di vita, riscattatosi dal vizio del gioco e ripagati tutti i debiti, sono agiate. Nel 1979 inizia la pubblicazione del suo romanzo più ambizioso, I fratelli Karamazov. Fa in tempo a completarlo nel dicembre 1880, ma non a scriverne il seguito progettato. Nel gennaio 1881 muore a San Pietroburgo per enfisema polmonare. Gli vengono tributate esequie solenni.
Delitto e castigo
Rodion Raskol’nikov è un ex studente ventitreenne che vive in estrema povertà in una squallida soffitta di San Pietroburgo. Prostrato dal suo fallimento ma profondamente convinto di essere un uomo eccezionale, un superuomo cui non si applicano le normali leggi della morale, decide di affermare la propria superiorità uccidendo una vecchia usuraia, simbolo e incarnazione della società che lo ha snobbato. Al delitto premeditato se ne aggiunge un secondo non previsto, quello dell’innocente sorella minore dell’usuraia, rea di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dato che nessun testimone vede Raskol’nikov sul luogo del delitto, il giovane ha la possibilità di farla franca, circostanza che sembra confermare la sua libertà di agire al di là del bene e del male. Non ha però fatto i conti con la propria coscienza, che inizia a tartassarlo con rimorsi, terrori e angosce improvvise, provocandogli strane febbri e uno spaventoso senso di solitudine di fronte all’enormità del crimine che ha compiuto. Su questo indaga il giudice Porfirij Petrovic, il quale non è soddisfatto del colpevole identificato dalla polizia e lentamente, dopo diversi colloqui con lo studente, si convince che il vero assassino sia proprio lui. Raskol’nikov non è però pronto a confessare: prima lo aspetta un lungo cammino interiore, sostenuto dall’amicizia di Sof’ja Marmeladova, giovane prostituta per necessità che ha saputo mantenere una salda morale cristiana. Solo grazie a lei l’assassino riuscirà a intraprendere il difficile viaggio che porta dal delitto al castigo, dalla colpa alla salvezza, dal nichilismo alla rinascita spirituale