Ha aperto, all’inizio di luglio, il Festival shakeapeariano dell’Estate Teatrale Veronese: questa versione contemporanea di Giulio Cesare è la prima regia in lingua italiana firmata dallo spagnolo Alex Rigola, nome di spicco della scena europea e direttore della sezione teatro alla Biennale di Venezia, dal 2010 al 2016.
Giulio Cesare è un testo epico, appassionante, che racconta, in un clima di ininterrotto conflitto, il fascino sinistro del potere e pone una domanda molto attuale: che spazio ha l’etica in politica?

Bruto e Cassio, mossi da intenzioni opposte, arrivano a convincersi del fatto che la congiura e l’assassinio siano l’unica via percorribile. Ma dopo il delitto? Che cosa costruiranno una volta messo a segno il loro piano di distruzione? La verità è che gli assassini di Cesare agiscono perché credono che sia necessario un cambiamento ma non sanno esattamente cosa succederà dopo. Il sogno utopico della repubblica resterà inascoltato perché la violenza genera solo altra violenza e parlare di democrazia non è mai stato possibile. “Usiamo la violenza per scrivere la storia”, commenta Rigola. Ma l’assassinio di un dittatore è etico?
Con una messa in scena d’impatto, che si nutre di estetica pop, incursioni video e amplificazione, la regia rimanda continuamente all’attualità: sfilano le immagini dei potenti di oggi – Putin, il dittatore coreano ma anche Obama e Trump – di fronte alle grandi tragedie contemporanee, dal terrorismo ai naufragi dei migranti.
Formidabile il cast: nel ruolo di Giulio Cesare l’attrice Maria Grazia Mandruzzato, che con le altre donne in ruoli maschili ribalta le regole elisabettiane; Marco Antonio è Michele Riondino, artista di talento che si muove tra teatro, cinema d’autore e televisione.

sono immagini potenti quelle di Alex Rigola, come potenti sono le parole di Shakespeare

Daniela Bruna Adami, “L’Arena”

 

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