Figlio di padre ebreo di origine ucraina e di madre cattolica di origine corsa, particolarmente sensibile ai temi della memoria collettiva, dell’inconscio e della perdita, Christian Boltanski è l’artista scelto per celebrare la significativa coincidenza di tre anniversari che incrociano la sua figura artistica con la storia recente della città di Bologna; l’anno che stiamo vivendo, il 2017, è infatti l’anno in cui ricorrono i trentasette anni dalla Strage di Ustica, i dieci anni dall’inaugurazione del Museo per la Memoria di Ustica e i quaranta della attività di Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Un progetto, dunque, che intende non solo omaggiare il lavoro di un grande artista, e quindi consolidare il legame già esistente di Boltanski con la città di Bologna ma anche condividere con i cittadini la sua opera; favorire una relazione fertile tra gli individui, le persone, e il tema della memoria, nel modo in cui l’artista l’ha affrontato: non una memoria che ripercorra i processi storici dell’umanità, ma i solchi lasciati dagli individui, le esperienze personali, i passaggi, gli attraversamenti che toccano le tragedie che si consumano, fatalmente, nel tempo.

Ultima è un’installazione performativa, un evento concepito da Boltanski tra teatro, musica e arte nel senso più ampio del termine, e che con il teatro condivide la sua fragilità, la sua qualità effimera: Ultima si inaugura martedì 27 giugno, giorno in cui ricorre l’anniversario della strage di Ustica, ed è infatti in questa data che Emilia Romagna Teatro Fondazione e l’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica la presentano al pubblico.
Ultima è un’opera collettiva, frutto dell’immaginazione creativa di Boltanski e di due dei suoi più collaboratori più cari, lo scenografo Jean Kalman e il compositore e musicista Franck Krawczyk, già storico collaboratore di Peter Brook. Sarà aperta al pubblico dal 27 al 30 giugno.
Coloro che la visiteranno sperimenteranno un’esperienza unica, immersiva e totalmente straniante, in cui ciascun visitatore, accompagnato dalla musica eseguita dal vivo, sarà invitato ad elaborare un proprio tempo interiore, di visita e di pensiero.
Lo spazio, solitamente atto ad accogliere spettacoli teatrali, sarà avvolto da un’atmosfera misteriosa, densa di stimoli sensoriali, capace di dare vita a un paesaggio acustico e visuale dal forte impatto emotivo.
Grazie al lavoro scenografico di Jean Kalman, gli oggetti e gli arredi si rinfrangono con l’opera sonora di Franck Krawczyk, la sala si trasformerà acquisendo inedite dimensioni espressive, producendo uno scenario suggestivo, in cui si accendono immagini inconsce e sottese, che donano un volto agli oscuri silenzi della memoria evocati dal suono.

La scena si aprirà al visitatore richiamando la sua attenzione in molteplici forme, assecondando punti di vista diversi e frammentati, mutando imprevedibilmente lo spazio e la sua percezione. I suoni completeranno un ambiente capace di suggerire echi e visioni, e di seminare le tracce di un viaggio, nella memoria e nel tempo. Luoghi tanto astratti quanto dimore di ferite reali, memoria e tempo: interstizi di vulnerabilità attraverso i quali Christian Boltanski ci conduce per mano, sapiente creatore di un linguaggio che sa esprimere sia delicatezza che potenza, e che invita chi guarda a porsi in ascolto.

La musica composta da Franck Krawczyk sarà eseguita dal vivo da Patricia Martins (pianoforte), Sergio Menozzi (clarinetto), Carlos Puga (percussioni), Leïla Benhamza (soprano solista).
Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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